|
IL SOTTOSEGRETARIO ALLE POLITICHE AGRICOLE E FORESTALI 
Un vecchio detto popolare racconta che il radicchio rosso è il dono che l’autunno fa all’inverno per rallegrare con i suoi colori i campi brulli e incupiti.
Ci sono tante leggende, che ancora oggi i nostri anziani amano raccontare, su come avvenne la scoperta che ha visto trasformare una anonima cicoria invernale in un fiore che si mangia. Cicoria che dapprima si rivela ai nostri occhi in forma sgraziata e che poi, grazie alla sapienza e all’ingegno dei nostri produttori, rinasce e si trasforma in un una opera d’arte.
Una cosa è certa, fu a Dosson ( Treviso ) che si iniziò, verso la metà del XVI secolo, la coltivazione del radicchio rosso. Da qui il giusto orgoglio che provano i “dossonesi” nel sentirsi i primogenitori dell’espressione più tipica della tradizione colturale trevigiana. Erano proprio le famiglie “dossonesi” le principali fornitrici di radicchio al mercato di Venezia. I commercianti lagunari erano li ad aspettare la prelibata mercanzia in arrivo dalla Marca ( Treviso ), sapendo bene che le corbe erano ricolme di una squisita prelibatezza.
Ora i tempi sono mutati, si sono sostituiti i mezzi di trasporto, gli imballaggi, è cambiato il modo di commercializzare, ma una cosa è rimasta uguale, come una volta, l’originale metodo di produzione, la cosa che ritengo più importante.
E ogni anno questa tradizione si rinnova attraverso l’esposizione del radicchio rosso a Dosson ( Treviso ), cui il Ministero delle politiche Agricole e Forestali ha voluto quest’anno dare il proprio patrocino per sottolineare, sia l’importanza della mostra, giunta alla ventesima edizione, sia l’importanza del prodotto, che è leader tra i prodotti orticoli italiani.
Ma per il radicchio rosso di Treviso l’impegno da parte del Ministero e mio personale si è concretizzato nuovamente nel sostenere il Consorzio di Valorizzazione e Tutela in un progetto che coinvolgerà numerosi punti vendita in Italia e nel mondo, al fine di far conoscere al consumatore il vero radicchio rosso di Treviso. Sottolineo il vero radicchio, perché assistiamo oramai ad una vera e propria “clonazione” fraudolenta della nostra menzione tradizionale, che dal 1996 è protetta a livello Europeo.
Ed è per questo che si è reso necessaria negli ultimi tempi una maggiore collaborazione tra i nostri produttori e gli organi istituzionali preposti al controllo, al fine di tutelare la nostra produzione, i nostri agricoltori ed i consumatori.
In questi ultimi anni è stato fatto molto per far conoscere, promuovere e commercializzare il radicchio rosso in tutto il mondo e molti sono gli attori che hanno partecipato e partecipano a questo progetto, ma permettetemi di esprimere la mia gratitudine ai veri protagonisti di questa magnifica impresa: gli agricoltori. Senza di loro tutto questo non sarebbe possibile, senza il loro lavoro, senza la loro passione non potremmo, anno dopo anno, ritrovarci attorno ad un tavolo e gustare “el nostro raicio” inimitabile.
Infine, voglio ringraziare il Presidente dell’Associazione Radicchio Rosso di Dosson e tutti i suoi collaboratori per l’impegno profuso per la realizzazione di questa importante e significativa manifestazione. IL SOTTOSEGRETARIO ALLE POLITICHE AGRICOLE E FORESTALI Gianpaolo Dozzo
|