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IL 2009 SI APRE FESTEGGIANDO
IL PRINCIPE DELLA BUONA CUCINA
È sufficiente rileggere le cronache degli ultimi
mesi per rinvenire numerosi episodi di truffe e contraffazioni alimentari e prodotti con etichette fasulle. Ma la terra trevigiana, d’inverno, offre a buongustai e semplici consumatori, un prodotto che supera ogni esame di qualità: il Radicchio Rosso di Treviso. Nel Veneto il Radicchio Rosso di Treviso è coltivato in tre province:
Treviso, Padova e Venezia coinvolgendo centinaia di aziende agricole. Ma il cuore di questa produzione è la terra trevigiana dove il radicchio è ancora cultura e tradizione gastronomica. Perché il “fiore che si mangia” in quarantotto ore arriva da uno dei tanti produttori sparsi nelle campagne del trevigiano, come ad esempio Dosson di Casier, ai negozi di New York o del Giappone. Dove è ricercatissimo dai migliori ristoranti italiani. Come del resto lungo tutta la Penisola, purché sia l’unico vero Radicchio Rosso, quello “Trevisano”.
Infatti piace a tutti, ma non si trova dappertutto. E allora se ci fosse lo spionaggio agricolo avrebbero già cercato di rubarlo per farne coltivazioni intensive da qualche parte. Ipotesi impossibile, anche per le più agguerrite multinazionali dell’orticoltura, non essendo un ibrido, ma una cicoria, con marchio IGP, risultato di una
selezione durata anni e anni. Un prodotto legato al territorio, quindi, ad un modo
particolare di produzione, descritto e “cantato” da gastronomi famosi. La cucina
trevigiana si distingue da tutte le altre proprio perché può presentare ricette sfiziose
utilizzando questo prodotto.
Qualità del prodotto, tracciabilità ed origine garantiscono che il Radicchio di Dosson e dei comuni vicini sia veramente degno di rallegrare le tavole più raffinate.
La Banca di Monastier e del Sile è sempre vicina a questi produttori ed anche nel nome racchiude questa sua attenzione al territorio. Da oltre cento anni, infatti, è al servizio della comunità locale essendo, per scelta e per comune riconoscimento, la banca del territorio.
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