|
Scritto da Franco Manzato
|
|
IL VICE PRESIDENTE DELLA REGIONE VENETO
 |
La 23ª edizione della Festa del Radicchio Rosso, qui a Dosson di Casier, rappresenta il rinnovarsi di una celebrazione nella stessa campagna che un secolo e mezzo fa diede vita al “fiore d’inverno”. Un nome ed un sapore, quelli del radicchio rosso di Treviso, che assieme ad altre tipicità richiamano questa terra nel mondo, perché il prodotto è saldamente legato alla Marca al di là dei tentativi di imitazione. Unici ed impagabili restano infatti i nostri campi, il nostro microclima, le nostre acque di risorgiva, le mani esperte dei nostri agricoltori che gli consentono di esprimere tutta la sua bellezza, il suo gusto, la sua croccantezza che a livello internazionale ci rappresentano come assoluta eccellenza.
Il radicchio rosso di Treviso, precoce e tardivo, è un dono della terra, e come tale è giusto celebrarlo con le diverse esposizioni e rassegne enogastronomiche che nel periodo
invernale animano la Marca. Proprio nel momento in cui i campi riposano, la terra trevigiana
produce questo fiore, che la Regione Veneto tutela e protegge come uno dei suoi più illustri rappresentanti nel mondo. Che il radicchio rosso sia apprezzato ben oltre i confini della sua produzione, lo dimostrano le creazioni che gli chef trevigiani ma anche
di tutti i cinque continenti mettono in tavola soprattutto nelle occasioni di gala. E questo per me, vicepresidente del Veneto e trevigiano, è di sicuro un vanto, ma anche un’occasione per ringraziare tutti i produttori che rendono possibile ogni anno questo miracolo della terra.
|
VICEPRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE DEL VENETO
Franco Manzato
|